Premio “Ilario e Taziano” a Mattarella e Pahor

Sabato 15 marzo 2025, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ed il presidente emerito della Repubblica di Slovenia, Borut Pahor, hanno ricevuto al teatro “Verdi” a Gorizia, il premio “Ilario e Taziano”.

Ad inizio della cerimonia, ha porto il suo saluto ai presidenti anche l’arcivescovo mons. Carlo Roberto Maria Redaelli.

Egregio Signor Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella, spoštovani gospod Borut Pahor nekdanji Predsednik Republike Slovenije.
Desidero ringraziarVi a nome dell’Arcidiocesi di Gorizia per aver accolto la nostra proposta di ricevere il Premio dei Santi Ilario e Taziano patroni di questa Città. Il Premio porta il nome del secondo Vescovo di Aquileia, Ilario, e del suo diacono Taziano, entrambi martirizzati verso la fine del terzo secolo dopo Cristo.
Il loro patrocinio ci riporta alla realtà di Aquileia, questa grande città dell’impero romano, che è riconosciuta come madre nella fede delle Chiese del Nord Est d’Italia, a cominciare da Gorizia (che si onora di avere nel suo territorio Aquileia) e di molte Diocesi del Centro e dell’Est dell’Europa come quelle della vicina Slovenia.
Il riferimento ad Aquileia evidenzia le radici che ci accomunano nella cultura classica greco-romana, nell’incontro fra le civiltà latina, slava e germanica, e nella fede cristiana, messa a dura prova dalle persecuzioni e rafforzata dal martirio di uomini e donne che hanno proclamato con la loro vita che solo Dio è il Signore.
Radici che hanno resistito nei secoli a guerre e a gravi sconvolgimenti e che tuttora possono portare frutti di pace attraverso persone che come Voi hanno posto il loro alto magistero a servizio dei valori che sono a fondamento della convivenza europea tra diversi popoli.
Nova Gorica e Gorizia, quest’anno insieme Capitale Europea della Cultura, vogliono essere uno di questi frutti e anche un segno per continuare sulla via della concordia nel rispetto e nella valorizzazione di culture e lingue diverse.
Un segno di cui oggi si avverte una particolare necessità.
Ce lo auguriamo di cuore.
Grazie. Hvala lepa.

Intervento del Presidente emerito della Repubblica di Slovenia, Borut Pahor

Ringrazio di cuore per questo alto riconoscimento.
Riceverlo in concomitanza con il Presidente della Repubblica Italiana – l’amico Mattarella gli conferisce un significato per me molto speciale e prezioso.
Ricevere insieme questo onore proprio nel momento in cui le due Gorizie sono entrambe Capitale europea della cultura, fa sì che il riconoscimento assuma un peso ulteriore e un eccezionale ruolo simbolico.
Debbo dire che sono sopraffatto da forti emozioni.
Ma al contempo accolgo questo riconoscimento con umiltà.
Sono grato a tutti coloro che mi hanno cresciuto in uno spirito di reciproco rispetto e comprensione tra sloveni e italiani.
E non malgrado le amare esperienze storiche, ma proprio grazie ad esse.
Sono grato a tutti coloro che mi hanno incoraggiato e sostenuto nelle mie aspirazioni alla riconciliazione, al buon vicinato e all’amicizia tra i nostri due popoli confinanti.
Il mio pensiero va ora anche ai grandi intellettuali e politici progressisti che hanno riconosciuto l’opportunità di un futuro comune europeo e che mi sono stati d’ispirazione in tutto il mio sincero impegno volto a promuoverne i valori.
Infine, sono particolarmente grato al Presidente italiano e all’amico Sergio Mattarella.
Il destino mi ha concesso il privilegio di collaborare con uno statista così saggio e coraggioso.
Insieme ci siamo adoperati per creare un mondo migliore, nel quale auspichiamo che in futuro le giovani generazioni di sloveni, italiani ed europei possano raggiungere traguardi straordinariamente nobili per il bene comune.
Non pensiate che sia sempre stato facile per noi.
Ma siamo stati mossi da un senso di responsabilità volto al conseguimento di una coesistenza pacifica e di un futuro comune europeo nella convinzione che il bene e la giustizia alla fine vincono sempre.
Se ancora non ci siamo riusciti, non dobbiamo demordere, ma insistere e perseverare. Nel ripensare a ciò che abbiamo conseguito, non posso non esserne soddisfatto. Abbiamo fatto qualcosa di buono.
Signore e signori, Il conferimento di questo premio è un monito per i tempi e le condizioni in cui versa oggi il mondo.
Invece di rispettare l’ordine giuridico internazionale e le sue istituzioni che dovrebbero garantire la pace e la sicurezza, si fa largo la logica della forza bruta e la politica delle sfere di interesse.
Sembra che non ci sia più nulla di sacro.
L’Unione Europea, la nostra patria comune, in queste circostanze si rivela internamente ed esternamente debole.
Tuttavia questo non significa che non possa essere più forte, internamente ed esternamente.
Il suo riscatto però non va ricercato nella replica di cattive abitudini e di cattive politiche, ma nello sviluppo e nel consolidamento, con saggezza e perseveranza, di ciò su cui in fondo è nata: la riconciliazione, la convivenza, la democrazia, i diritti umani, la libertà di parola e la tolleranza.
In un’epoca in cui il mondo si chiede se le controversie saranno risolte in modo pacifico o attraverso l’uso della forza, è fondamentale che l’Europa unita si proponga come comunità coesa, capace di tracciare congiuntamente la rotta di uno sviluppo coraggioso.
Sarà difficile, forse molto difficile.
Ma non dobbiamo arrenderci e non dobbiamo cedere alla disperazione.
Sarebbe come deludere i nostri figli e i nostri nipoti.
Per esperienza storica sappiamo che sempre, anche nelle circostanze più difficili, è possibile trovare una via nobile, soprattutto se siamo guidati da nobili obiettivi.
Mai come ora la fiducia in questa nostra capacità sarà altrettanto decisiva.
Insieme ce la faremo.

Intervento del presidente Mattarella

Ringrazio il Presidente Pahor per le sue parole e per le sue importanti considerazioni, nelle quali mi riconosco.
Rivolgo un saluto al Presidente della Regione, all’Ambasciatore di Slovenia, al Sindaco di Gorizia, all’Arcivescovo e, con lui, al Vescovo di Koper-Capodistria.
Avverto l’onore di ricevere questo riconoscimento insieme al Presidente emerito della Repubblica di Slovenia Pahor – l’amico Borut – e sottolineo il significato che assume questo momento, che esprime la vocazione della Città di Gorizia a essere protagonista del progetto europeo.
Gorizia vive un anno straordinario: un mese fa ero qui insieme alla Presidente slovena, Natasha Pirc Musar, cui rivolgo un pensiero di grande e cordiale amicizia. Vi hanno partecipato tante autorità, presenti anche oggi, per celebrare l’inizio dell’anno di Nova Gorica e Gorizia congiuntamente Capitale Europea della Cultura.
Credo che tutti, quel giorno, in Piazza della Transalpina, abbiamo avvertito di essere testimoni di un momento di rilevanza storica, capace di immettere effetti profondi nel futuro d’Europa.
Al Presidente Pahor e a me è toccato in sorte felice di assistere in prima persona a un evento straordinario: la progressiva trasformazione di un confine, concepito come traccia divisoria nel cuore di una città e di una popolazione, in luogo di incontro e di condivisione.
Questa cerimonia mi sembra possa iscriversi in questo mutamento.
Una libertà rinnovata e ritrovata, di movimento, di fraternità, il cui merito non è di singole persone né delle istituzioni – il cui contributo è, naturalmente, prezioso – bensì è frutto delle nostre società civili, che hanno saputo con pazienza ricostruire quei legami di amicizia, di solidarietà, di fiducia reciproca che i funesti eventi del Secondo conflitto mondiale, e degli anni precedenti, avevano reciso in quest’angolo di territorio che aveva visto italiani, slavi, tedeschi, vivere in pace. 
Dobbiamo ai cittadini di queste terre il successo di questo percorso: società mature, cresciute in democrazia, con efficaci anticorpi rispetto alle lusinghe sterili e pericolose dei nazionalismi, che hanno arrecato tanti gravi danni.
La comunione di intenti tra le autorità politiche di Slovenia e Italia rappresenta il riflesso istituzionale di un impulso che trova le sue radici nei rispettivi popoli, nel desiderio di amicizia espresso dai cittadini, divisi da un confine fisico, eredità della guerra, ma uniti nella convinzione che gli orrori, il sentimento di ritorsione e della rivalsa dovevano lasciar posto alla convivenza pacifica, alla riconciliazione.
È così che Gorizia e Nova Gorica, da sempre crocevia di popoli, lingue, culture diverse, si sono fatte – mano nella mano, come ha ricordato il Sindaco Ziberna – veicolo di questo obiettivo.
Le due città hanno coraggiosamente trasformato la prossimità geografica delle due identità in un’opportunità, dando vita a un esempio inestimabile non soltanto per i nostri due Paesi, ma per l’intera Europa e per i valori che il progetto europeo rappresenta.
La cooperazione come scelta consapevole e razionale per mettere a fattor comune, a vantaggio delle persone, conoscenze, risorse, cultura, esperienze. La frontiera, da luogo ostile diventa così fattore di opportunità, di incontro di risorse, di crescita, nell’economia, nella scienza, nelle identità culturali. Lo sottolineava poc’anzi il Presidente Fedriga, ed è davvero apprezzabile la sfida di far sì che il Friuli possa rappresentare un laboratorio di idee della cultura trasfrontaliera, per una Unione Europea capace di affrontare i temi cruciali proposti dallo scenario globale.
Il fisico Carlo Rubbia – illustre goriziano – vincitore del Nobel, nel discorso pronunciato in quella occasione, nel 1984, volle porre in evidenza proprio questo aspetto, sottolineando come le ricerche scientifiche, le scoperte scientifiche per le quali veniva premiato nascevano da un laboratorio “costruito sull’idea stessa di un mondo aperto per la scienza, quale prerequisito per sviluppi pacifici”, richiamando l’importanza di uno “spirito di desiderio collettivo di scoperta, e non di potere o lotta”.
Principi che ritroviamo nel percorso straordinario di Borut Pahor con il quale sono lietissimo di condividere questo premio; e con cui, soprattutto, ho avuto il privilegio di condividere un tratto di cammino nell’impegno a favore dell’amicizia tra i nostri due Paesi. Esperienza che abbiamo vissuto non soltanto come dovere civico e istituzionale verso i nostri rispettivi popoli, ma anche come responsabilità doverosa per realizzare un futuro di pace per il nostro continente.
L’alternativa pericolosa a questo progetto, Italia, Slovenia, Europa, l’hanno conosciuta in tutta la sua drammaticità.
Il primo insignito di questo premio, nel 2001, l’artista Anton Zoran Music – arrestato e deportato a Dachau durante la Seconda Guerra Mondiale – riversò la sua preziosa e tragica testimonianza nei disegni salvati dal lager, il noto ciclo che – con rara preveggenza – volle intitolare “Noi non siamo gli ultimi”. L’orrore dei campi di concentramento e il lungo inverno dei massacri, dopo il 1945, si sono troppe volte ripetuti. Non è l’abbandono alle illusioni a evitarli, ma l’impegno dei popoli e il coraggio delle istituzioni di non venire mai meno al rispetto della dignità delle persone.
Sono grato alla Città di Gorizia che, nel volermi insignire del riconoscimento intitolato ai suoi patroni, Ilario e Taziano, santi alle radici della fede cristiana nel cuore d’Europa – come ci ha ricordato mons. Redaelli – e pilastri di una Chiesa, quella di Aquileia, capace di tenere insieme popoli e culture diverse, mi offre l’occasione per evidenziare che la strada della cooperazione, come Nova Gorica e Gorizia testimoniano, porta al successo.  
La comune esperienza di Capitale Europea della Cultura Transfrontaliera per il 2025 è una pagina di speranza e di fiducia nei popoli europei, nella capacità dell’Europa di costruire storia, seguendo i suoi valori.
Non posso concludere senza rinnovare la mia riconoscenza per questo prestigioso riconoscimento.
Grazie!

Intervento del Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga

Signor Presidente della Repubblica, Presidente emerito, Autorità civili, religiose e militari, gentili ospiti, è per me un onore portare il saluto dell’intera comunità del Friuli Venezia Giulia in questa occasione solenne, che celebra il valore dell’incontro, della memoria e della costruzione di un futuro comune. Il Premio Ss. Ilario e Taziano assume quest’anno un significato ancor più profondo nel quadro di GO! 2025, con Nova Gorica e Gorizia unite nel progetto della Capitale europea della cultura. La Vostra presenza, Presidente Mattarella e Presidente emerito Pahor, rappresenta il riconoscimento
più alto dell’impegno che le nostre comunità stanno portando avanti per costruire ponti di dialogo e collaborazione. La Vostra stretta di mano, divenuta simbolo di riconciliazione, ci ricorda che la storia va custodita e insegnata, affinché diventi fondamento di un futuro di amicizia e cooperazione.
Il Friuli Venezia Giulia ha da sempre una vocazione transfrontaliera. La sua identità è il risultato dell’incontro di culture, lingue e tradizioni che si sono intrecciate nei secoli, spesso attraversando momenti difficili, ma trovando sempre la forza di superare le divisioni. Oggi, grazie all’impegno delle istituzioni e della società civile, questa Regione è un esempio di collaborazione concreta tra popoli e un modello di integrazione europea.
Gorizia e Nova Gorica, un tempo separate da confini rigidi, oggi sono il simbolo di una nuova Europa, il laboratorio delle idee del futuro. Il percorso che ci ha portato a GO! 2025 è frutto di un lavoro lungo e paziente, fatto di relazioni umane, scambi culturali e progetti comuni. È la dimostrazione di come la cultura e la diplomazia possano essere un motore straordinario per l’integrazione e lo sviluppo.
Il riconoscimento che oggi viene assegnato ai Presidenti Mattarella e Pahor è il segno tangibile della gratitudine di questa terra nei confronti di due figure che hanno saputo accompagnare con saggezza e determinazione il nostro cammino verso un’Europa più unita e solidale, oggi chiamata ad
affrontare temi cruciali in uno scenario globale. A loro va il nostro più sentito ringraziamento.
Nel celebrare questo momento, vogliamo ancora guardare al futuro con fiducia, consapevoli che il Friuli Venezia Giulia continuerà a essere un ponte tra popoli, un laboratorio di dialogo e un territorio capace di valorizzare la propria storia per costruire un domani di pace e collaborazione.
Grazie.

Foto di Fabio Bergamasco