Articolo di Ivan Bianchi / Foto di Ilaria Tassini
“L’archivio non deve essere un luogo polveroso e cupo ma un luogo per il futuro, come ci invita Papa Francesco”. Con queste parole il cardinale José Tolentino de Mendonça, Prefetto del Dicastero per la Cultura e l’Educazione della Santa Sede, ha benedetto e inaugurato i locali che, fra qualche mese, accoglieranno l’Archivio Storico dell’Arcidiocesi di Gorizia.
Un lavoro da 600mila euro, per il primo lotto, che sposterà quanto contenuto attualmente al piano terra dell’Arcivescovado, nell’omonima via, qualche metro più in là, in via del Seminario nell’edificio di inizio Settecento che il primo arcivescovo di Gorizia, Carlo Michele d’Attems, acquistò affinché diventasse sede per il seminario arcivescovile. Utilizzo che mantenne fino a inizio Novecento andando a ospitare, poi anche il Liceo linguistico europeo “Paolino d’Aquileia” fino a qualche anno fa e, dagli Anni ’80, anche la Biblioteca pubblica del Seminario Teologico Centrale che conta, a oggi, 180mila volumi.
Per metà, i costi sono stati sostenuti dai fondi della Cei che ha erogato i fondi all’Arcidiocesi goriziana tramite l’8×1000 – è stato don Paolo Barbisan, incaricato Triveneto per i beni culturali, a rappresentare l’ente – mentre il restante è stato diviso tra fondi regionali e fondi propri.
«È un momento importante perché chiudiamo il primo lotto di lavori – così Roberto Grion, responsabile diocesano per i beni culturali – e diamo finalmente nuovo spazio al nostro Archivio Storico, con l’auspicio che possa essere sempre un luogo di studio e di incontro».
«Nel 2025, anno in cui diverse culture si incontrano in occasione della Capitale europea della Cultura e del Giubileo, è significativo ridare nuovi spazi all’archivio diocesano, simbolo dell’identità cattolica», così l’assessore regionale al patrimonio Sebastiano Callari. «Qui è custodita una parte di quella cultura europea che oggi forse si vorrebbe svilire ma che in questi luoghi trova da sempre rappresentazione e custodia», ancora Callari.
L’arcivescovo metropolita di Gorizia, monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli, ha ribadito come il cardinal Tolentino sia già stato a Gorizia in anni passati per alcune ricerche d’archivio. «Vogliamo che questo palazzo diventi un polo culturale cattolico per entrambe le città. La Fede cristiana si fa cultura viva attraverso strumenti come questi – ha commentato monsignor Redaelli – e la cultura si pone al centro e al servizio della città, della Regione e dei due Stati».
Il cardinal Mendonça ha, quindi, impartito la benedizione e inaugurato ufficialmente i locali: «Gli archivi sono necessari perché la nostra memoria è molto breve e fragile – così Mendonça – e per questo abbiamo bisogno di istituzioni che la conservino. Gli archivi sono luoghi dove le identità si scoprono e approfondiscono, dove si ritrova la storia e noi ritroviamo noi stessi. Un tempio della memoria, non solo del passato: come ci ha ribadito Papa Francesco, “un luogo per il futuro”. Questo archivio, dunque diventi luogo dove studiare il futuro di Gorizia, dell’Italia, della Slovenia e dell’Europa».
Il momento di inaugurazione è proseguito con la possibilità, per autorità civili, militari e religiose, di toccare con mano il tesoro archivistico contenuto non solo nell’Archivio Storico ma anche nella Biblioteca pubblica del Seminario Teologico Centrale. L’archivista Francesca Missio e la dottoressa Isabella Sgoifo, per i rispettivi enti, hanno illustrato alcuni volumi storici esposti. «Il nostro Archivio conserva inoltre copie de registri canonici delle parrocchie appartenenti all’Arcidiocesi a partire dal 1835 e svolge anche la funzione di Ufficio di Stato Civile per gli atti registrati fino al 1923 poiché secondo la legislazione austriaca erano i parroci a dover tenere l’anagrafe civile», così Missio.
«L’Arcidiocesi di Gorizia – ha proseguito l’archivista – è da sempre punto d’incontro e scambio fra le diverse culture, italiana, slovena e tedesca e che l’Archivio è frequentato da numerosi studiosi e utenti sloveni. Il territorio dell’Arcidiocesi di Gorizia ha infatti compreso fino al 1947, anno in cui è stato fissato il confine fra Italia ed ex Jugoslavia, numerose parrocchie che ora si trovano nella Repubblica di Slovenia. Lo spostamento dell’Archivio nello stesso edificio dove ora si trova la Biblioteca del Seminario permetterà a tutti gli utenti la consultazione di diverse fonti in un unico luogo», così ancora Missio.
È stata Sgoifo, poi, a illustrare ai presenti alcune perle tra incunaboli e antifonari aquileiesi, un corano settecentesco e un vangelo latino-arabo. Tra i documenti esposti anche una pagina proveniente da una Bibbia di epoca carolingia.







